Spicca, nel fronte del Palazzo, una bellissima pentafora quattrocentesca nella quale tre delle aperture culminano in raffinate testine in pietra scolpita; subito sopra la bella cornice che inquadra questa notevole pentafora, svetta una patera, anch'essa risalente al XV secolo, in cui si può vedere un pavone sullo sfondo di un semicerchio di marmi policromi sormontato dallo stemma della famiglia Gritti, prima proprietaria dell'edificio.
Più semplice la trifora del secondo piano nobile, affiancata da due aperture più lunghe dalle quali sporgono due piccoli balconcini.
Il mezzanino sottotetto è scandito da una serie di finestrelle quadrate e, spostando lo sguardo sull'insieme del prospetto, ci rendiamo conto della estrema semplicità del portale d'ingresso che appare addirittura più piccolo delle finestre del primo piano nobile.
In un documento del 1661 per la prima volta si trova prova che la proprietà del palazzo era, a quell'epoca, passata ai Morosini e nel 1720, col matrimonio tra Elisabetta Morosini e Sebastiano Badoer, l'edificio era passato, per via ereditaria, ai Badoer.
In Campo Bandiera e Moro è edificata la Chiesa di San Giovanni in Bragora, la sua fondazione risale all'829 ed è una delle 8 chiese più antiche di Venezia.
La leggenda narra che San Magno, Vescovo di Oderzo, fuggito dalla natia Opitergium a causa dell'invasione dei Longobardi nel 639, ebbe in sogno da Dio stesso l'ordine di costruire otto chiese, due delle quali intitolate a San Giovanni Battista ed una a San Zaccaria.
Da vedere le opere di Jacopo Palma il Giovane, la Lavanda dei piedi, 1595 circa, e sull'altare maggiore il Battesimo di Cristo, 1492, di Giambattista Cima da Conegliano, con la finissima cornice rinascimentale scolpita da Sebastiano da Milano nel 1492 per cui il 15 dicembre riceve un pagamento di "oto ducati".
La pala d'altare risulta fra le più antiche presenti nelle chiese veneziane.
A sinistra di Palazzo Gritti Badoer, si trova la Calle della Morte, nei cui meandri - secondo la tradizione - venivano giustiziati i condannati "non ufficiali", persone cioè giudicate "scomode" dai membri del Consiglio dei Dieci.
Inoltre si narra che proprio in questa calle abitasse Gesuina, una vecchia strega la cui attività consisteva nel preparare pozioni magiche per fare innamorare le persone.
In Campo Bandiera e Moro, a Palazzo Soderini (civico 3611), abitavano i due grandi eroi veneziani Attilio ed Emilio Bandiera.
Ex ufficiali della marina austriaca, nel 1842 i fretelli Bandiera entrarono a far parte della “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini e fondorano a Venezia la società segreta “Esperia”.
In Campo Bandiera e Moro, a Palazzo Soderini (civico 3611), abitavano i due grandi eroi veneziani Attilio ed Emilio Bandiera.
Ex ufficiali della marina austriaca, nel 1842 i fretelli Bandiera entrarono a far parte della “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini e fondorano a Venezia la società segreta “Esperia”.
Dal Campo Bandiera e Moro, guardando la chiesa di San Giovanni in Bragora, si prende la calle d’angolo a sinistra del campo che si allarga sulla salizada del Pignater (pentolaio).
Fatti pochi metri, a destra troverete l’arco del basso sottoportego dei Preti, imboccatelo e voltatevi a guardare sopra la vostra testa.
Quel cuore in mattone infisso sulla sommità dell’arco è un portafortuna: se due innamorati insieme lo toccano, il loro amore è destinato a durare in eterno.
E se una persona è sola, può esprimere un desiderio d’amore che, se pensato con la giusta predisposizione d’animo, si realizzerà entro un anno…
Il Campo Bandiera e Moro, o Campo della Bragora, è indissolubilmente legato alla figura del famoso musicista e compositore Antonio Vivaldi, noto anche con il soprannome di “prete rosso”.
Come ricodano gli atti di nascita, egli venne alla luce il 4 marzo 1678 ed “essendo in pericolo di morte” fu subito battezzato nella casa della levatrice che si trova proprio in Campo Bandiera e Moro.
Ai primi di quaresima del 1819 volevasi tradurre fuori di Venezia un grosso elefante che nel carnevale era stato esposto in un uno dei soliti casoti sulla Riva degli Schiavoni.
Ma cosi' non la pensava l'animale, che abbrancato colla proboscide uno dei suoi guardiani, lo stese esanime al suolo, e calpestollo colle zampe, dandosi poscia a correre per la Calle del Dose, inseguito dalle guardie di polizia.
Queste, giunto che fu in Campo della Bragola, ora Bandiera e Moro, gli spararono contro vari colpi di fucile, ma inutilmente, poiché la durezza della pelle faceva rimbalzare le palle senza ferire.
Esso allora entro' nella Calle del Forno Vecchio, ruppe la porta di una casa, e volendo salire una scala di legno, precipito' colla medesima.
In quel mentre altri colpi di fucile, gli spararono contro, ma anch'essi senza effetto, ed in quella vece le palle entrarono in una piccola stanza terrena, ove dormivano una donna e quattro piccoli suoi figli, che rimasero illesi per prodigio.
Frattanto l'elefante rialzatosi, continuo' il suo viaggio fino al Ponte di S. Antonio, donde rinculando, atterro' la porta della chiesa, pose tutto a soqquadro colle gambe posteriori in una sepoltura, da lui infranta col peso.
Approfittarono di quella occasione gli artiglieri, appositamente chiamati, per ucciderlo con un piccolo cannone, e liberare dal concepito terrore.
La narrata avventura diede argomento al Burati per comporre la sua Elefanteide, che gli costo' un mese di prigionia, a Pietro Bonmartini pel suo Elefanticidio, e più tardi a certo Zanon per una commedia in dialetto Veneziano, intitolata anch'essa l'Elefanticidio e recitata in mezzo ai fischi al teatro S. Luca, ora Goldoni.
In Campo Bandiera e Moro è edificata la Chiesa di San Giovanni in Bragora, la sua fondazione risale all'829 ed è una delle 8 chiese più antiche di Venezia.
La leggenda narra che San Magno, Vescovo di Oderzo, fuggito dalla natia Opitergium a causa dell'invasione dei Longobardi, 639, ebbe in sogno da Dio stesso l'ordine di costruire otto chiese, due delle quali intitolate a san Giovanni Battista ed una a San Zaccaria.
Da vedere le opere di Jacopo Palma il Giovane, la Lavanda dei piedi, 1595 circa, e sull'altare maggiore il Battesimo di Cristo, 1492, di Giambattista Cima da Conegliano con la finissima cornice rinascimentale scolpita da Sebastiano da Milano nel 1492 per cui il 15 dicembre riceve un pagamento di "oto ducati".
La pala d'altare risulta fra le più antiche presenti nelle chiese veneziane.